La storia della Cantina

Storia della Cantina Vinchio Vaglio

La nascita della cooperativa

È nel castello medievale, oggi distrutto, tra le colline di Vinchio nel 1700 che prese forma una delle prime esperienze cooperative tra gli agricoltori della zona per il governo del bestiame, delle cantine e del granaio. 

E se, come si dice, le idee buone sono contagiose ed attraversano il tempo, questa ha sicuramente cambiato la storia del nostro territorio. 

Negli anni ‘50 la situazione di mercato in Piemonte è estremamente punitiva per il lavoro contadino: al duro lavoro in vigna si aggiungono i margini economici sempre più ridotti e le uve vengono vendute a prezzi che non restituiscono il valore del lavoro svolto.

Il 26 febbraio 1959, 19 viticoltori di Vinchio e Vaglio Serra, due comuni in storica rivalità tra di loro, decisero di unire le forze e di fondare la Cantina Cooperativa di Vinchio e Vaglio Serra

Non una scelta per ambizione, ma per necessità. Non un obiettivo individuale, ma collettivo.

La nascita della cantina non è solo un atto amministrativo. È un gesto concreto che racconta più di qualsiasi parola il senso di questa realtà: costruire insieme ciò che da soli sarebbe stato impossibile.

Per permettere la lavorazione delle prime uve già nello stesso anno, sono gli stessi soci fondatori a partecipare alla costruzione dell’edificio che ancora oggi ospita la cooperativa.

Una struttura nata dal lavoro condiviso, posizionata al confine tra i due comuni perché tutti si sentissero rappresentati, senza esclusioni.

Da allora, un principio rimane immutato nella cooperativa: una testa, un voto, indipendentemente dalla dimensione del vigneto.

Uomini e territorio: un intreccio di vite

Oggi sono circa 200 soci, conduttori di circa 550 ettari di vigneti, ma lo spirito è rimasto lo stesso.

Sono coltivatori grandi, medi, piccoli e anche piccolissimi (spesso inferiori all’ettaro) quelli che forniscono la totalità delle uve di Vinchio Vaglio. 

Ma soprattutto sono persone, famiglie, generazioni che hanno deciso di non abbandonare la terra e di unire le proprie forze per abbracciare un progetto più grande che coinvolge un intero territorio oggi dichiarato Patrimonio UNESCO proprio per quel rapporto unico tra uomo e natura.

Solo la passione per questo territorio e queste colline ha permesso di non abbandonare le nostre campagne in favore della città. 

Oggi riusciamo a dare un reddito ai nostri vignaioli che producono poco scegliendo la strada della qualità. Promuoviamo così la sostenibilità sociale, il paesaggio e l’ospitalità sul territorio.

—  Lorenzo Giordano, presidente Vinchio Vaglio

Nel nostro DNA: qualità e sostenibilità

Nel tempo, alla forza della comunità si è affiancata una crescente attenzione alla qualità. Il lavoro dei soci in vigna si integra oggi con l’assistenza tecnico-agronomica della cantina, in un dialogo costante tra esperienza e innovazione.

La vera rivoluzione è stata quella del ritorno in vigna con servizi di assistenza tecnico-agronomica per consigliare cosa piantare e come, e soprattutto indicare le linee di difesa con un occhio di riguardo all’ambiente, consapevoli che la qualità si fa nella vigna: tecnica e tecnologia la preservano e la trasmettono al vino.

— Lorenzo Giordano, presidente Vinchio Vaglio  

Già nel 1985, in un periodo in cui tutti estirpavano i vigneti più vecchi in favore della quantità e della possibilità di meccanizzare, nacque il progetto “Vigne Vecchie” per valorizzare i vigneti di oltre 50 anni, meno produttivi, ma capaci di vini dalla grande identità espressiva. Una scelta economicamente svantaggiosa per i coltivatori, resa possibile dal sostegno tecnico ed economico da parte della Cantina.

Una scelta diventata visione ed oggi premiata dalla critica nazionale e internazionale, come testimonia il primo premio dell’Asta del Barbera al Castello di Costiglione dove il Bricco Laudana raggiunse la più alta quotazione al litro (tutt’ora imbattuta!), e l’assegnazione de I Tre Bicchieri 2026 di Gambero Rosso alla nostra Barbera d’Asti Vigne Vecchie 50 2023. 

“La cooperativa ha una produzione che supera i 35 mila ettolitri. Il 75% del vigneto è dedicato alla Barbera, ma la forza del progetto sta soprattutto nella capacità di selezionare parcelle e interpretazioni differenti a seconda delle annate. Siamo come una squadra di calcio per la Barbera: in base all’annata mandiamo in campo un giocatore o un altro.”

Lorenzo Giordano, presidente Vinchio Vaglio. 

E se è certamente vero che la missione di un’azienda è quella di creare valore, Vinchio Vaglio ha sempre ribadito come il fine ultimo della Cantina Cooperativa fosse diretto alla valorizzazione della comunità e del territorio per far sì che lo sviluppo dell’azienda andasse di pari passo con quello della realtà che ci circonda, diventando davvero sostenibile nel lungo periodo sotto l’aspetto economico, ambientale e sociale

Un percorso che dal 2023 trova riscontro ufficiale nella certificazione Equalitas di Cantina Sostenibile perché prendersi cura del vigneto significa infatti prendersi cura del paesaggio, delle persone e del futuro.

Da più di 60 anni insieme

La nostra storia affonda le radici in un paesaggio aspro e generoso allo stesso tempo: pendii ripidi, vigne scoscese ai margini dei boschi, filari che seguono linee impossibili e che, per essere coltivati, hanno richiesto per generazioni una dedizione fatta di fatica, resistenza e pazienza.

Ma questo territorio ricompensa i nostri sforzi con uve straordinarie che danno soddisfazioni incredibili

È così che oggi ogni goccia del cosiddetto “rubino di Vinchio”, la Barbera che da queste colline trova la sua espressione più autentica, porta con sé il valore di un lavoro antico: quello della terra e di chi la lavora insieme, giorno dopo giorno.

Ed è grazie anche a tutti coloro che lavorano nella Cantina e ai tanti consumatori che ci rinnovano ogni giorno la loro fiducia che la Cantina Vinchio Vaglio si presenta come un modello di eccellenza vitivinicola cooperativa: una realtà in cui la forza della comunità si traduce in vini riconosciuti e apprezzati a livello internazionale.

Ma, soprattutto, rimane ciò che è sempre stata: una Cantina nata in una terra che non concede nulla senza chiedere prima tutto.