Cambiamenti climatici in vigna: siamo al “giro di vite”?

Spesso ci dimentichiamo che la viticoltura è, prima di tutto, un’attività agricola. Il bicchiere di vino che sorseggiamo seduti al ristorante o nelle nostre tavole è frutto del sudore dei viticoltori, delle persone che lavorano alla vinificazione e all’ affinamento del vino in cantina, ma anche dell’incessante e incontrollabile lavoro della natura.

La vite è una pianta decisamente suscettibile alle variazioni climatiche, ai cambiamenti di temperatura e alle situazioni metereologiche avverse come gelate, grandinate e ondate di calore improvvise. Per questo motivo il climate change, i cui effetti quest’anno sono stati ancora più evidenti, non può non farci riflettere sul futuro della vigna.

Autunno = vendemmia?

L’autunno è appena arrivato eppure quest’anno la vendemmia è iniziata in molte regioni proprio nel fulcro dell’estate, in pieno agosto, data la situazione climatica di fortissima siccità. In Piemonte da gennaio a luglio si sono registrate precipitazione per circa 272 mm, il 50% in meno rispetto al valore medio degli ultimi 30 anni. Un fatto che ha portato un inverno con germogliamenti molto disomogenei e una primavera tra le più secche degli ultimi anni.

Il trend però sembra essere ormai costante, specie per quanto riguarda l’innalzamento della temperatura media e la distribuzione della piovosità annuale (sempre più soggetta a fenomeni violenti e imprevedibili).

Per le varietà di uve con maturazione in tempi medio o lungo tardivi infatti la classica vendemmia di ottobre sembra un miraggio, tanto da essere ormai anticipata di almeno 20 giorni rispetto agli anni ‘80. Un fenomeno, quello della “vendemmia anticipata”, che rende la vigna un vero e proprio indicatore del cambiamento climatico.

Una realtà ben diversa rispetto a quella di 20, 30 o 40 anni fa… te le ricordi le filastrocche che ci insegnavano da bambini a scuola? 

Filastrocca autunno in vigna

Gli effetti del cambiamento climatico sul vino

Secondo una ricerca del 2020 dell’Istituto francese di ricerca agronomica, se entro il 2050 le temperature aumenteranno in media di 2°C, come previsto, il 56% delle attuali regioni vitivinicole del mondo potrebbe sparire.

A soffrire di questa perdita sarebbero soprattutto i Paesi mediterranei come Italia e Spagna che potrebbero perdere molte aree climaticamente idonee alla coltivazione delle uve.

La temperatura esterna influisce sulla fenologia della vite e sulla composizione del frutto, la scarsità di acqua comporta situazioni di stress idrico sempre crescenti e l’innalzamento delle radiazioni UV-B aumentano la sintesi di colore sulle uve rosse, ma anche su quelle bianche.

Per far fronte a questi cambiamenti, infatti, in Piemonte negli ultimi anni vigneti di chardonnay e pinot nero utilizzati per lo spumante Alta Langa si sono spostati dai 250 fino agli 800 mslm, per mantenere l’acidità e la freschezza tipica di questo strepitoso vino. Di contro i vitigni autoctoni di barbera in alcuni casi hanno beneficiato dell’aumento delle temperature, regalando vini più complessi e strutturati.

La resilienza della vite, a lezione dalla natura

Il futuro delle nostre uve dipende dalle decisioni politiche che verranno prese nei prossimi anni, dall’evoluzione tecnologica che si sta già impegnando nel trovare soluzioni sempre più innovative e dipende anche da noi.

Siamo arrivati ad un punto in cui non è più possibile non prendere atto del climate change, con la consapevolezza dei rischi che il riscaldamento globale comporta. 

Lavorare con le piante ha però un grande vantaggio: permette di imparare da loro il concetto più profondo di resilienza, nel senso di adattamento

Questi cambiamenti infatti non potevano non portare ad attenti cambiamenti agronomici, come la scelta della densità delle vigne che deve necessariamente tener presente le esigenze idriche dell’ambiente, l’esposizione delle spalliere, la ricerca di metodi di irrigazione ottimizzati, la gestione del suolo e della chioma e, come detto, l’altitudine dei nuovi vigneti. 

Ma la rivoluzione non si ferma in vigna ed è proprio per questo motivo che sono tante le iniziative che la Cantina Cooperativa Vinchio Vaglio ha messo in atto negli anni per contrastare il cambiamento climatico attraverso azioni concrete di rispetto per l’ambiente come l’incremento di materiali green per il packaging, l’uso delle energie rinnovabili, il rispetto della terra, la conservazione degli ecosistemi e la valorizzazione del territorio. 

Non possiamo prevedere i fenomeni atmosferici, ma possiamo fare in modo di rendere le piante più resistenti, il terreno più “elastico” e le persone più attente a quello che consumano, per far sì che l’agricoltura sia in perfetta sintonia con la natura.

Cambia il clima, cambia l’agronomia e cambiano le abitudini per un vino che guarda avanti con liquida solidità

5 commenti

  1. Apprezzo molto il vostro articolo che evidenzia la serieta della vostra cantina e l’attenzione prestata al cambiamento climatico, anche se poter leggere vostri ulteriori suggerimenti su come si possano aiutare le viti sarebbe utile a tutti. Per esempio da due anni la mia piccola azienda di due ettari con barbera dolcetto e moscato utilizza vermicompost che interro convinto che possa rigenerare terreni da troppo tlempo concimati “male” cioè Con prodotti chimici. Eventuali comunicazioni al mio cell 3206331207 gradite grazie

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