Chi arriva per la prima volta in Monferrato spesso si sorprende perché si aspetta distese ordinate di vigneti, filari che si rincorrono senza interruzioni, colline interamente “pettinate” dalla mano dell’uomo. Ma questo territorio non è solo vigne e la monotonia dello sguardo lascia spazio a macchie di bosco, a crinali alberati, a zone più selvatiche che sembrano sottrarsi a qualsiasi logica produttiva.
È proprio in questa alternanza che si nasconde una delle chiavi più autentiche del nostro territorio: il Monferrato non è solo filari ordinati e addomesticati di vigne. È un equilibrio continuo tra ciò che l’uomo coltiva e ciò che la natura crea.

Il bosco della Val Sarmassa: la memoria viva del territorio
Nel nostro paesaggio, il bosco non è mai stato uno spazio “vuoto”. È sempre stato una risorsa, una presenza concreta nella vita quotidiana. È il legno che scalda le case, sono i sentieri percorsi per generazioni, sono le tradizioni, le leggende e le storie che costruiscono la complessa identità di questo territorio.
Sono le robinie che fioriscono con grappoli bianchi e profumati, attirando le api. Sono le querce secolari sotto cui, per chi sa cercare, si nasconde uno dei tesori più preziosi del territorio: il tartufo bianco. Ed è il sottobosco che, in primavera, si riempie di mughetti e di orchidee spontanee, tra tutte, l’orchis purpurea, discreta e sorprendente.
Sono i casotti, piccole architetture contadine che punteggiano il paesaggio e raccontano un tempo in cui ogni pezzo di terra aveva una funzione precisa.
Ed è in questo contesto che è nata la Riserva Naturale della Val Sarmassa nel 1993 a seguito di un lungo e tenace impegno degli abitanti di Vinchio, Vaglio Serra, Incisa e Cortiglione e della nostra Cantina. Con una mobilitazione durata 20 anni per tutelare l’area dalle speculazioni, dal degrado e dall’individuazione del sito di discarica, l’esito ha salvato un bene comune prezioso ricco di giacimenti fossiliferi, di biodiversità.
Quest’area oggi rappresenta in modo emblematico questo equilibrio tra vigneto e bosco, con l’obiettivo di preservare non solo il paesaggio, ma anche la biodiversità che lo abita.






Un equilibrio da costruire, giorno dopo giorno, all’insegna della biodiversità
Eppure, se si chiede a un viticoltore cosa porta il bosco alla vigna, la risposta è spesso molto meno romantica. Perché il bosco può essere anche un problema: può diventare rifugio per insetti e parassiti, può favorire la diffusione di malattie come la flavescenza dorata, può spingere il suo margine sempre più vicino ai filari, sottraendo spazio e controllo.
Nonostante questo il bosco in Monferrato non è mai stato visto come un nemico, ma piuttosto come una presenza da conoscere, gestire, contenere e tutelare.
Il lavoro del viticoltore non è solo coltivare la vite, ma mantenere questo equilibrio sottile: lasciare che il territorio resti vivo e ricco, senza compromettere il lavoro nel vigneto. Un miraggio? No, un lavorone, ma questo non ci spaventa quanto la scomparsa della biodiversità che vediamo altrove.
Se in altre aree la coltivazione ha progressivamente occupato ogni spazio disponibile, qui il bosco è rimasto una componente fondamentale del paesaggio.
Qui le vigne occupano le zone più vocate, mentre i boschi si estendono sui crinali e nelle aree meno accessibili, creando una continuità naturale che definisce il carattere del territorio.
Questa presenza diffusa crea un mosaico che favorisce la biodiversità: nel sottobosco sopravvivono specie vegetali spontanee, tra gli alberi si muove la fauna selvatica e anche insetti e piccoli organismi contribuiscono a mantenere un equilibrio naturale complesso.
Non è un paesaggio “perfetto”. È un paesaggio vivo.




I Nidi di Vinchio Vaglio: attraversare il paesaggio
Ed è sempre da questa consapevolezza (o dovremmo dire, da questo amore) che è nato anche il progetto dei Nidi di Vinchio Vaglio.
Un percorso che non attraversa solo i vigneti, ma mette in relazione le due anime del territorio: quella “addomesticata” delle vigne e quella “selvaggia” del bosco.
Camminare tra i Nidi significa passare dai filari ai boschi, osservare da vicino questa alternanza, capire come convivono e si influenzano a vicenda.
Perché il vino non nasce solo dalla vite, ma dal contesto in cui la vite cresce.




