Dolcetto vino rosso piemontese, perché si chiama così?

Dolcetto: perché si chiama così se non è un vino dolce? 

Insomma… già la vita è complicata e nel mondo del vino ci sono più incognite che bicchieri, ma addirittura chiamare Dolcetto un vino che non è dolce? Ebbene sì ed è probabilmente la bottiglia più fraintesa degli scaffali e delle cantine del mondo. 

Il Dolcetto è un vino rosso secco, fresco, con una caratteristica nota amarognola nel finale che lo rende immediatamente riconoscibile.

Allora perché si chiama così? La risposta non si trova nel bicchiere, ma nel vigneto! Il suo nome racconta infatti l’uva da cui nasce, non il vino che diventa.

Ed è proprio da questa piccola curiosità che inizia il viaggio alla scoperta di uno dei vitigni più autentici e rappresentativi del Piemonte.

La storia del Dolcetto: il nome più equivocato di sempre

Il nome suggerisce un vino zuccherino, ma il vino non lo è affatto!

L’origine del nome Dolcetto è ancora oggi oggetto di diverse interpretazioni. L’ipotesi più diffusa lo collega alla dolcezza dell’uva quando raggiunge la piena maturazione: se assaggiato direttamente in vigna gli acini del Dolcetto, infatti, sono particolarmente piacevoli.

Secondo un’altra interpretazione, il nome potrebbe derivare dal termine piemontese dusset, utilizzato per indicare i piccoli rilievi collinari dove venivano coltivate le vigne.

Un vitigno profondamente piemontese

Il Dolcetto è uno dei vitigni storici del Piemonte. La sua presenza è legata soprattutto alle colline del Monferrato, delle Langhe e dell’Ovadese, territori nei quali ha trovato le condizioni ideali per esprimere il proprio carattere.

Per generazioni infatti è stato il vino della quotidianità piemontese. Viticoltori, soci e tutto lo staff di Vinchio Vaglio se lo ricordano sopra alle tavole dei pranzi in famiglia.

La sua forza è infatti proprio quella di unire immediatezza e personalità: un vino riconoscibile, legato alla tradizione e capace di raccontare con sincerità il luogo da cui proviene.

Le caratteristiche del Dolcetto: freschezza, equilibrio e un finale inconfondibile

Il Dolcetto è un vino che conquista per il suo equilibrio, per la bevibilità e per la sua capacità di accompagnare la tavola.  

Nel calice si presenta generalmente con un colore rosso rubino intenso, spesso arricchito da riflessi violacei che ricordano la giovinezza del vino.

Al naso esprime aromi freschi e immediati, con sentori che possono ricordare ciliegia, mora, prugna, piccoli frutti rossi e violetta.

Al palato è secco, ma  al contempo morbido, equilibrato. La piacevole componente tannica si esprime bene ed è caratterizzata da una tipica nota finale leggermente amarognola… un accento che rappresenta una delle firme del Dolcetto rendendolo riconoscibile tra tutti.

Le interpretazioni del Piemonte DOC Dolcetto secondo Vinchio Vaglio

Valorizzare un vitigno storico significa prima di tutto rispettarne l’identità. La nostra idea è sempre la stessa: il vino migliore è quello che riesce a esprimere al massimo le caratteristiche del vitigno e del territorio da cui nasce.

Per il Piemonte DOC Dolcetto abbiamo ben tre interpretazioni: 

Sangiorgio Piemonte DOC Dolcetto

Un Dolcetto con una rilevante caratteristica fruttata che riduce la carica di tannino mettendo in evidenza peculiarità uniche di questo vino. Il nome San Giorgio fa riferimento ad un insediamento monastico benedettino, di cui oggi non c’è più traccia, eretto in frazione Noche di Vinchio, in posizione elevata e ben esposta, particolarmente adatta alla coltivazione della vite. 

Riocrosio Piemonte DOC Dolcetto

Il nome fa riferimento alla fonte “Crosio”, dal dialettale “crös” (profondo, scavato), che sgorgava in un profondo fossato ai piedi di Monte del Mare, uno bricco di grande fascino tra Vinchio e Vaglio Serra. 

Riocrosio Piemonte DOC Dolcetto Bag in Box 

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Piatti da abbinare al Piemonte DOC Dolcetto

Il Dolcetto non è vino adatto a lungo invecchiamento a causa della sua bassa acidità, ma propone tannini piacevoli che lo rendono perfetto e versatile per abbinamenti gastronomici a tutto pasto. 

Puoi degustarlo con tajarin, agnolotti per citare i piatti della tradizione, ma anche con preparazioni a base di carne rossa o bianca, e formaggi di media stagionatura. 

È il classico vino che trova naturalmente il proprio posto sulla tavola. Un vino diretto, sincero e, anche in questo, profondamente piemontese, non trovi?

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