Affinamento del vino: legno, acciaio cemento

Affinamento del vino: la sfida tra legno, acciaio e cemento è aperta

Quando si parla di vino di qualità, c’è un’immagine che torna spesso: quella delle botti di rovere allineate in una barricaia. Per molti, l’equazione è quasi automatica: più legno significa più qualità… ma è davvero così?

L’affinamento non serve a rendere un vino “più importante”, ma ad accompagnarlo verso il suo equilibrio. Ogni vino ha una personalità diversa e, proprio per questo, ha bisogno di un percorso diverso.

Al di là delle mode, non esiste un affinamento migliore degli altri in assoluto, ed è proprio questa filosofia a guidare ogni scelta degli enologi della Cantina Vinchio Vaglio.

ABC dell’affinamento del vino

L’affinamento è il periodo durante il quale il vino continua a evolversi, trovando gradualmente il proprio equilibrio. Gli aromi si integrano, la struttura si armonizza e le componenti più spigolose si affinano.

Non una semplice attesa, ma una fase attiva, durante la quale il vino continua a trasformarsi e il luogo in cui avviene questa evoluzione (che sia acciaio, cemento o legno) influenza il risultato finale.

Legno: l’affinamento che aggiunge profondità e complessità

Tra tutti i materiali utilizzati per l’affinamento, il legno è sicuramente quello che più influenza il vino perché durante la permanenza in botte avvengono due processi fondamentali:

  • da un lato il vino entra gradualmente in contatto con piccole quantità di ossigeno, che contribuiscono ad ammorbidire i tannini e ad armonizzare la struttura;
  • dall’altro il legno cede lentamente alcune sostanze aromatiche che possono arricchire il bouquet con note speziate, balsamiche, tostate o di vaniglia.

Le principali tipologie di botti usate per l’affinamento sono:

  • Caratelli (da 25 a 50 litri), tipicamente utilizzati per vini dolci e liquorosi, 
  • Barrique (225 litri Bordolese o 228 litri Borgognona detta pièce), rilasciano note di vaniglia, cacao e spezie dolci,
  • Tonneaux (500-700 litri)
  • Botte Grande (da 1000 litri in su)

La provenienza, il tipo e la porosità del legno, la tostatura, la dimensione della botte e anche lo spessore delle sue doghe hanno un effettivo impatto sulle qualità del vino. La sfida in tutti i casi è evitare che il legno diventi il protagonista fino a surclassare l’espressione dell’uva. Il compito del legno dev’essere valorizzare il vino, non coprirne l’identità.

È una scelta particolarmente indicata per i vini rossi strutturati che acquisiscono una ricchezza tannica e un bouquet aromatico sofisticato.

Acciaio: l’affinamento che fa parlare il frutto

L’acciaio è il materiale più neutro utilizzato in cantina: non cede aromi, non modifica il profilo del vino e limita al minimo il contatto con l’ossigeno.

Per questo motivo è la soluzione ideale quando si desidera preservare le caratteristiche dell’uva.

I vini affinati in acciaio mantengono generalmente freschezza, precisione aromatica, fragranza del frutto e vivacità gustativa.

È una scelta particolarmente indicata per i vini bianchi giovani, vini aromatici e rosati, poiché esalta note fruttate, floreali e minerali, ma anche per tutti quei vini rossi in cui si vuole mettere al centro l’espressione varietale.

Cemento: l’affinamento discreto, patrimonio storico delle cantine

Per molti anni è stato considerato una tecnologia del passato perchè un tempo erano usati in fase di vinificazione, poi sostituito dall’acciaio con temperatura controllata. Oggi è tornato alla ribalta ma in particolare in fase pre imbottigliamento perché, a differenza dell’acciaio, permette una lieve e naturale micro-ossigenazione, migliorando l’equilibrio nei blend e un’evoluzione più morbida del vino senza però trasferire aromi propri, come invece accade con il legno.

Il cemento permette al vino di respirare lentamente, mantenendo intatta l’identità del vitigno e del territorio. Ed è per questo che recentemente abbiamo ristrutturato 160 vasche di cemento, mantenute finora in perfette condizioni, per dargli una nuova veste sul piano estetico e valorizzare questo patrimonio culturale.

L’affinamento dei vini Vinchio Vaglio: scelte diverse per… vini diversi!

Nella nostra cantina ogni etichetta segue il percorso che meglio ne valorizza lo stile varietale delle uve.

La Barbera è un vitigno molto versatile e a Vinchio Vaglio se ne producono infatti tipologie assai diverse tra loro. Ci sono vini dove non si usa affatto il legno come il Sorì dei Mori e il Vigne Vecchie 50 che fanno solo passaggi in vasche di acciaio e cemento, ma anche I Tre Vescovi che invece fa un periodo abbastanza lungo in botti grandi da 75 Hl. Sono vini che danno spazio alla struttura senza snaturare la presenza importante del frutto sia in bocca quanto al naso. Si tratta di tipologie che trovano accoglienza molto positiva sul mercato attuale perché meno impegnativi e di facile approccio. 

In Vinchio Vaglio produciamo anche vini come il Sei Vigne Insynthesis Nizza Riserva, oppure il Nizza Laudana o il Vigne Vecchie Barbera Superiore che fanno passaggi più o meno lunghi in legno di diverse dimensioni e hanno quindi grande struttura, migliorano col passare del tempo e, grazie all’affinamento anche in bottiglia, acquisiscono eleganza e longevità. 

Enologo Giuseppe Rattazzo

La qualità non dipende dal recipiente con il quale si procede all’affinamento, ma dalla capacità di scegliere quello più adatto.

E l’affinamento in bottiglia? 

L’affinamento di un vino finisce con il tempo trascorso nel contenitore usato prima dell’imbottigliamento?Assolutamente no! 

Vinchio Vaglio lascia tutti i vini a riposo in bottiglia un tempo variabile a seconda della loro tipologia prima dell’immissione in commercio. Si va da un minimo di 3-4 mesi per i vini giovani a qualche anno per i vini da lungo invecchiamento. 

Si tratta di un costo di ammortamento importante, ma è fondamentale perché le nostre bottiglie entrano in commercio solo quando il vino è davvero pronto da bere. Non chiediamo ai clienti di aspettare ad aprire la bottiglia mesi o anni perché abbia raggiunto l’equilibrio, lo facciamo noi.

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